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E’ ancora troppo lo spreco quotidiano

E’ ancora troppo lo spreco quotidiano e questa non è una percezione, ma un dato estrapolato da diverse ricerche. Purtroppo è un fenomeno che non è fisso nell’agenda della comunicazione, di tanto in tanto riappare. Ma per lunghi periodi non se ne parla.
Non è solo una questione di denaro, ma soprattutto è una questione di:

  • benessere ambientale
  • salute
  • distribuzione delle risorse

Come scrivevo in questo articolo nel 2014 (oh mamma mi, dodici anni fa!!!!) http://psicomamme.it/responsabili-spreco-alimentare/

… siamo tutti responsabili dello spreco alimentare.
… accade sotto i nostri occhi e … tutti noi prendiamo parte,
semplicemente perché non ci abbiamo mai riflettuto in modo critico.

Cosa è cambiato da allora?

  • Qualcosa nel comportamento complessivo dei consumatori è stato modificato, l’attenzione allo spreco è cresciuta, la sensibilità è aumentata. Ma siamo lontanissimi dalla meta di uno spreco a zero o anche solo tendente allo zero.
  • Buona parte della grande distribuzione si è attrezzata per ridurre il fenomeno e lo stesso vale per i gestori di esercizi e locali pubblici.

Mentre un tempo il rispetto per i prodotti, gli oggetti, le merci e, in primis, per il cibo era parte della vita quotidiana ed era u valore che veniva trasmesso di generazione in generazione, oggi questo valore non solo non c’è ma è semmai vero il contrario. Più usa e getta, più cambi repentini, più fast fashion, più cibo come fosse normale maltrattarlo. Che gran casino stiamo combinando a questo mondo e a noi stessi!!!

Il minuscolo campo di attenzione che è dedicato allo spreco è qualcosa, ma non è abbastanza! E’ necessario cambiare atteggiamento nei confronti dello spreco e non parlo solo di alimenti. Pensiamo ad esempio all’abbigliamento!
E’ assolutamente vero che noi singoli individui o singole famiglie sprechiamo una nullità rispetto a quanto facciano industria e grande distribuzione. Ma la speranza è che, se noi smettiamo di acquistare in modo scellerato, loro producano in modo non altrettanto scellerato.
E poi c’è bisogno di politiche, politiche che aiutino a contrastare lo spreco e a favorire il riuso e il recupero.


Di sicuro il cibo è al primo posto tra lo spreco che si fa entro le mura di casa. E’ necessario un cambiamento di paradigma che ci permetta di smettere di considerare il cibo come merce per iniziare a pensare al cibo come bene comune. In Italia lo spreco alimentare vale oltre 13,5 miliardi di euro all’anno, per un totale di circa 5,1 milioni di tonnellate di cibo sprecato. Dati e cifre principali

  • A livello domestico: Le famiglie italiane sprecano oltre 7,3 miliardi di euro all’anno.
  • Pro capite: Ogni italiano spreca in media circa 555 grammi di cibo a settimana (un dato in miglioramento rispetto agli anni passati, ma ancora sopra i target dell’Agenda Onu 2030).
  • Alimenti più sprecati: Frutta, verdura e pane sono i prodotti che finiscono più spesso nella spazzatura.

(fonte Askanews)

Gli alimenti più gettati

La maggior parte delle persone che leggeranno questo articolo diranno che no, loro non sprecano. No loro sono persone attente. Ne siamo sicuri?

Anche io ne ero convinta, poi lavorando da così tanto tempo su questo tema pensavo di essere ormai “fuori dal tunnel”, m non è così. Siamo ormai talmente abituati a questo standard che fatichiamo a rendercene conto. Ci sono piccole astuzie da mettere in campo per aiutarci a sprecare di meno, strategie perfino banali:

  • Fare a lista della spesa e rispettarla
  • Nel dubbio tra compeare di più o di meno, scegli di meno
  • Essere attenti al momento dell’acquisto: chiedersi se è davvero necessario quello che si sta per comperare
  • Tenere in ordine dispensa e armadi in modo da avere sott’occhio quello che già si ha

Ti vengono in mente altri punti da aggiungere? Sono sicura di sì se ci si pensa un pò.

Diamo i numeri sullo spreco

Ho chiesto all’Intelligenza artificiale qualche dato: i prodotti freschi e a rapida deperibilità guidano la classifica del cibo sprecato nelle case italiane

  1. Frutta fresca (~30 g al giorno pro capite)
  2. Insalata e verdure (~25 g al giorno pro capite)
  3. Pane e derivati del grano
  4. Latticini e yogurt

Impatto economico ed ecologico

  • Impoverimento familiare: si stima che ogni famiglia italiana spinga in pattumiera in media 250–300 euro all’anno di cibo edibile
  • Consumo idrico: produrre cibo poi sprecato comporta lo spreco di oltre 4,5 miliardi di metri cubi d’acqua all’anno in Italia
  • Impronta carbonica: lo spreco alimentare è responsabile del 10% delle emissioni globali di gas serra

Numeri che spaventano alquanto ai quali dobbiamo aggiungere lo spreco di abbigliamento. Qualche dato, sempre con l’aiuto dell’intelligenza artificiale

  • Consumo e scarti pro capite: Ogni cittadino italiano immette al consumo mediamente 24 kg di prodotti tessili all’anno (tra abbigliamento, calzature e tessili per la casa) e produce circa 11-12 kg di rifiuti tessili all’anno.
  • Volume complessivo dei rifiuti: Si stima che in Italia vengano generate ogni anno oltre 660.000 tonnellate di rifiuti tessili urbani.

Il nodo della raccolta e del riciclo

  • Solo una frazione ridotta viene intercettata dalla raccolta differenziata (circa +180.000 tonnellate all’anno, pari a circa 3 kg a persona).
  • Quasi l’80% dei vestiti usati finisce nei rifiuti indifferenziati, terminando il proprio ciclo negli inceneritori o in discarica.
  • Meno dell’1% dei tessili scartati viene effettivamente riciclato per produrre nuovi capi di abbigliamento (fiber-to-fiber), mentre la maggior parte dell’usato recuperato viene destinata al mercato dell’usato globale o al riciclo di basso valore (es. stracci industriali o isolanti).

Le cause principali dello spreco di tessili

  1. Fast Fashion e iper-consumo: Il modello di produzione rapida a basso costo ha ridotto il ciclo di vita dei vestiti. A livello globale e nazionale, il numero di volte in cui un capo viene indossato prima di essere scartato si è ridotto di oltre un terzo negli ultimi vent’anni.
  2. Miscele di tessuti difficili da riciclare: La maggior parte degli abiti moderni è composta da filati misti (es. cotone e poliestere), che rendono la separazione e il riciclo meccanico o chimico estremamente complessi e costosi.
  3. Impatto del commercio elettronico e dei resi: L’aumento degli acquisti online comporta un alto tasso di resi; spesso per le aziende risulta economicamente più conveniente distruggere o smaltire i capi resi anziché ri-etichettarli e rimetterli sul mercato.

 

Link

https://flaviaepsiche.it/2025/09/24/il-cibo-e-le-responsabilita/
http://www.unabuonaoccasione.it/it/lotta-agli-sprechi/cosa-c-e-da-sapere/chi-spreca-e-perche
https://flaviaepsiche.it/2025/03/24/la-necessita-della-competenza/>>>>>>
https://flaviaepsiche.it/2024/02/23/siamo-a-un-passo-dal-punto-di-non-ritorno/
https://www.mase.gov.it/portale/spreco-alimentare