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Pink tax – tassa rosa

Hai mai notato che, nel magico mondo del marketing, la plastica rosa è apparentemente composta da frammenti di unicorni e polvere di stelle? No, perché altrimenti non si spiega come mai un rasoio usa e getta identico a quello blu, ma color “fucsia tramonto”, costi esattamente il 15% in più.
Benvenuti nell’universo della Pink Tax, dove essere donna non è solo uno stato civile o un’identità, ma un costosissimo sport estremo che si pratica tra le corsie del supermercato.
Pink Tax (tassa rosa) è il nome di quel fenomeno commerciale che vede i prodotti destinati alle donne costare più di quelli analoghi per uomini. Non si tratta dunque di una vera tassa ma di un fenomeno talmente diffuso che equivale ad una vera imposta.
E’ un fenomeno che esiste anche in Italia, ma qui passa più sotto traccia rispetto ad altri luoghi: forse come consumatori siamo un po’ troppo distratti! Ho avuto spesso occasione di dirlo, ma non mi stanco mai di ribadire il concetto per cui a fare bene la spesa si comincia prima di fare la spesa. Pianificando, organizzando, ma soprattutto confrontando!
La pink tax è una vera e propria discriminazione di prezzo basata sul genere che ci passa comunemente sotto agli occhi e che paghiamo di tasca nostra.
Le aziende applicano prezzi più alti a prodotti che sono uguali a quelli maschili (stessa funzione, stessi ingredienti/materiali), ma che differiscono per il packaging, il colore o il marketing.

Se ti sembra strano significa che non ci hai mai fatto caso, adesso che lo sai verificalo tu stessa!
Ci vuole un attimo a fare il paragone quando fai shopping, ma anche rispetto a certi servizi.

  • Chiedi agli uomini di casa quanto costa il loro taglio corto e piega ad esempio!
  • Prova a chiedere al calzolaio quanto costa risuolare un tacco per una scarpa maschile e quanto per una femminile, resterai stupita. E il tacco della scarpa da uomo è anche più largo!!!!

Perché tutto ciò succede

Si tratta di un fatto diffuso e non solo a livello europeo, ma anche negli USA. Uno studio americano del 2015 ha rilevato che le donne pagano in media il 7% in più per prodotti di cura personale, con punte più alte per alcuni articoli. Negli Stati Uniti, la pink tax può costare alle donne circa 1.300 dollari in più all’anno. Tutto ciò ha creato subbuglio, proteste e diversi articoli di giornale. Alla fine però poco è cambiato!
E’ un dato di fatto che ritroviamo anche in Europa dove è al centro di un importante dibattito che speriamo porti presto a qualche buon risultato.
Nell’articolo che trovi nel link https://www.sardegnagol.eu/la-pink-tax-sotto-la-lente-dellue/ si dice chiaramente che:

Secondo una ricerca tedesca del 2017 su oltre 1.500 articoli, articoli come shampoo, rasoi, deodoranti, integratori e vestiti risultano spesso più costosi per le donne, nonostante le differenze si limitino al colore o al packaging. Un fenomeno che rappresenta una forma di discriminazione indiretta, vietata dall’articolo 4 della Direttiva 2004/113/CE, che sancisce la parità di trattamento tra uomini e donne nell’accesso a beni e servizi.

Questo fenomeno si verifica per:

  • Segmentazione del mercato: le aziende scommettono sulla maggiore disponibilità di spesa delle donne per la cura della persona, il che significa che speculano sul genere e che non c’è altro motivo per la differenza di prezzo;
  • Costi di marketing: creare linee specifiche “per lei” comporta costi, ad esempio di packaging e pubblicitari, che vengono scaricati sul prezzo finale. Quindi ben poco che abbia a che fare con le materie prime, ma con specchi per le allodole;
  • Stereotipi: l’idea radicata che la bellezza femminile richieda prodotti più complessi o “speciali”. Inoltre è uno stereotipo diffuso, ma anche un gran pregiudizio, il pensiero secondo cui le donne spendono di più degli uomini.

Dalle rilevazioni di associazioni come Federconsumatori, emergono differenze di prezzo sorprendenti per prodotti simili:

Prodotto Differenza di prezzo media
Rasoi usa e getta La versione rosa può costare fino al 16-20% in più della versione blu
Deodoranti Le varianti femminili hanno spesso un prezzo al litro superiore del 30-50%
Creme viso/corpo I prodotti “Woman” arrivano a costare anche il 60% in più rispetto a quelli “Man”
Profumi Spesso le fragranze femminili hanno prezzi sensibilmente più alti a parità di formato (ml)

Anche il settore dei Servizi non sfugge a questo meccanismo:

  • Parrucchieri: un taglio corto per donna costa sempre più di un taglio maschile identico, giustificato spesso da una generica “maggiore complessità” del capello femminile
  • Lavanderia: lavare e stirare una camicia da donna può costare di più rispetto a una da uomo, a causa della presunta delicatezza dei tessuti o della forma del capo

Come arginare il fenomeno?

E’ evidente che dalla parte della produzione ci sarà sempre un valido motivo per giustificare queste differenze. Ma le versioni femminili di alcuni prodotti non hanno nulla di diverso se non dal punto di vista estetico e si tratta della confezione. E’ quindi del tutto evidente che:

  • un rasoio rosa funziona come uno grigio
  • un deodorante con i fiorellini sul contenitore avrebbe lo stesso profumo in un altro contenitore
  • una crema per le mani funziona sia in un tubetto colorato sia in uno grigio (che è comunque un colore!)

Fintanto che una non ci fa caso va avanti come ha sempre fatto, ma dal momento che ci si rende conto che qualcosa non quadra, si cerca di rimediare. Infatti accade che sempre più consumatrici in Italia adottano strategie come:

  1. Acquistare nel reparto maschile – rasoi, schiume da barba e deodoranti neutri sono spesso identici e più economici
  2. Controllare il prezzo per unità: non guardare il prezzo finale, ma il costo al litro o al chilo indicato sull’etichetta dello scaffale, se si nota che cambia col genere si sceglie di conseguenza
  3. Scegliere marchi etici: preferire aziende che dichiarano apertamente di non applicare differenziazioni di prezzo basate sul genere

Sebbene non esista ancora una legge specifica che vieti la Pink Tax in Italia (trattandosi di libero mercato), il tema è monitorato dalle autorità per la concorrenza e dal Dipartimento per le Pari Opportunità nell’ambito della Strategia Nazionale 2021-2026.
Prenditi qualche minuto e dai un’occhiata a questo video, che tutta la storia dell’IVA sugli assorbenti è il peggiore esempio possibile di pink tax e di quanto sia ingiusta! https://www.youtube.com/watch?v=VO0lx5YFO2s

In definitiva, la Pink Tax non è solo una questione di centesimi in più sullo scontrino per un rasoio o un flacone di shampoo. È lo specchio di un pregiudizio sistemico che fatica a scomparire. Superare questa disparità non significa solo uniformare i prezzi, ma riconoscere che il consumo non dovrebbe avere un genere, né tantomeno un costo aggiuntivo basato su vecchi stereotipi. La prossima volta che sarete davanti a uno scaffale, guardate oltre il colore della confezione: la vera scelta di valore inizia dalla consapevolezza.

Link

https://www.repubblica.it/venerdi/2022/11/19/news/pink_tax_la_tassa_per_le_donne-374783996/
https://it.wikipedia.org/wiki/Consumismo
https://flaviaepsiche.it/2025/03/24/la-necessita-della-competenza/
https://flaviaepsiche.it/2024/07/08/consigli-per-gli-acquisti/

 

Ricerche effettuate con l’aiuto di Gemini