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Intanto la pubblicità continua ad essere sessista

Negli ultimi anni è stato riabilitato il femvertising, che l’A.I. di Google definisce come:

strategia di marketing che utilizza messaggi pubblicitari volti a sfidare i tradizionali stereotipi di genere, promuovendo l’emancipazione e la rappresentazione positiva delle donne

Nonostante siano passati più di 15 anni, ancora non so se sia un bene, perché mi sembra che comunque il gioco sia lo stesso, sempre sul corpo femminile, solo “politicamente corretto”. Purtroppo il pinkwashing è sempre alle porte, cioè è sempre alto il rischio che un brand aderisca a cause femministe solo per marketing, senza una reale cultura aziendale inclusiva. https://it.wikipedia.org/wiki/Pinkwashing

Possiamo girarla e voltarla come ci pare, ma sembra proprio che si faccia un passo avanti e dieci indietro. Se per un periodo sembrerebbe che si stia cambiando registro, basta una réclame che torna in senso contrario che ne seguono altre decine. E’ un lavoro continuo quello di ricordare che non sono solo sciocchezze, ma che si trasmette l’immagine di una parte della popolazione che non è veritiera. E’:

  • offensiva
  • cattiva
  • falsa
  • denigratoria
  • pericolosa
  • ingiusta

L’evoluzione storica

La rappresentazione femminile in pubblicità e non solo, negli anni ha seguito diverse traiettorie:

  • Anni ’50 e ’60: La donna era per lo più rappresentata come la “casalinga perfetta”, nella realtà in effetti la maggioranza delle donne erano dedite ad occuparsi di quello. Il valore riconosciuto alle donne era legato indissolubilmente alla cura della casa e della famiglia e la sua immagine pubblicitaria era accostata al ruolo della casalinga, della madre e della moglie.
  • Anni ’70 e ’80: Appare la “donna in carriera”, spesso con una connotazione non proprio positiva, spesso parecchio sessualizzata e in questo periodo nasce il concetto di “donna oggetto”. L’immagine femminile non è più solo accostata al ruolo casalingo (elettrodomestici, cibo, ecc…) ma anche a prodotti non necessariamente femminili (come automobili o alcolici).
  • Anni ’90 e 2000: Domina l’estetica della “perfezione fisica irraggiungibile”, nascono slogan come il famoso “vietato invecchiare” che è rivolto esclusivamente alle donne.
    L’immagine in pubblicità viene cambiata con l’uso massiccio di fotoritocco, i canoni di bellezza richiedono magrezza estrema.La comunità scientifica riconosce che questi canoni sono deleteri per la salute e possono indurre a fare diete insanamente drastiche specialmente le giovani generazioni. Finalmente, dopo decenni, i maggiori brand prendono le distanze da questo trend, purtroppo però il peggio è stato fatto.

Che dire?

Spiace, intanto perché la pubblicità può essere una forma di arte davvero bella, ma deve avere degli obiettivi e riconoscersi come la GRANDE FORMA DI COMUNICAZIONE che è.
Il corpo delle donne è stato usato nei peggiori dei modi dalla pubblicità e sarebbe davvero ora di finirla perché rappresentare una persona come fosse un oggetto non è giusto. Diremmo la stessa cosa per l’altro sesso fosse necessario, questo deve essere chiaro.
Chissà se ne verremo mai fuori, che poi sarebbe tutto più semplice e probabilmente anche più redditizio.
Una pubblicità che rappresenta il prodotto che promuove, che lo descrive, lo racconta, è anche interessante e invita a comperare esattamente quello. Ce ne sono eh di pubblicità così, evidentemente sono quei prodotti che non hanno bisogno di intortare nessuno. Si presentano per quello che sono, senza paura! Facciamoci caso.

Link

https://d.repubblica.it/magazine/2025/05/10/news/ecco_perche_la_pubblicita_e_ancora_sessista_e_a_pareggiare_non_basta_luomo_che_fa_la_lavatrice-424267390/

https://www.simonelongato.it/femvertising-definizione-esempi-strutture-logiche/
https://flaviaepsiche.it/2025/08/22/la-punta-dell-iceberg/
https://flaviaepsiche.it/2022/11/27/dovrebbe-suonare-un-campanello-d-allarme
https://flaviaepsiche.it/2023/09/09/mai-abbassare-la-guardia/