Skip to main content

Il 2026 dei consumatori

Con le parole si può far apparire bianco ciò che è nero o, per meglio dire, si può cercare di farlo a volte riuscendoci altre no.
Spesso si tratta di manipolazione, molto ben fatta perché ben studiata, ma la sostanza non cambia.
Un esempio è il Neuro-Retail, un altro nome in inglese per definire una tecnica di marketing. Si tratta di una disciplina che applica le scoperte delle neuroscienze al marketing. Niente di nuovo sotto al cielo, ma fa fragore parlarne in altri termini.
L’intelligenza artificiale la definisce così:

comprendere profondamente i processi decisionali inconsci dei consumatori. Ottimizzare l’esperienza d’acquisto, influenzando emozioni, percezioni e motivazioni per aumentare il coinvolgimento e le vendite attraverso l’analisi di elementi ambientali (luci, suoni, layout) e prodotti. Si tratta di andare oltre la parte razionale analizzata dalle ricerche tradizionali, studiando il cervello per creare ambienti e strategie di vendita che parlano direttamente alla mente del cliente.

C’era una volta il marketing sensoriale

Questo altro non è che la descrizione di come appaiono oggi i vari punti vendita in cui siamo accolti da:

  • Musica – ovviamente diversa a seconda del tipo di locale e della popolazione a cui si riferisce
  • Luci – con una illuminazione che può variare dall’essere accecante all’essere soffusa, come capita in alcuni ristoranti d’atmosfera (che poi viene anche un po’ di ansia a non capire cosa cavolo ci sia nei piatti)
  • Immagini – appese alle pareti sempre più spesso ci sono immagini evocative che ci portano con la mente esattamente dove ci piacerebbe essere proprio indossando quelle scarpe o quei vestiti o semplicemente dove vorremmo andare
  • Profumi – che stimolano l’appetito ma non solo, anche e soprattutto i ricordi, fanno fare i giri alle nostre sinapsi e ci riportano a casa dei nonni o comunque in un altrove dove stavamo benissimo
  • Indossare – ci sono camerini enormi con specchi grandissimi dove possiamo indossare, provare, misurare e di conseguenza toccare tutto ciò che ci pare. I cartelli di vecchia memoria con su scritto “si prega di non toccare la merce” non esistono più perché TOCCARE è parte del percorso sensoriale previsto per il consumatore
  • Assaggio – dove è possibile ti fanno assaggiare la merce e dove non c’è nulla da assaggiare ma i prodotti sono di lusso ti viene offerto il caffè, un bon bon, finanche uno champagnino se spendi assai

Toh guarda, vista – udito – olfatto – tatto – gusto, tutti e cinque i sensi sono compresi in questa esperienza sensoriale che è diventata fare shopping. Non c’è da stupirsi, è tutto studiato per far sì che i consumatori non usino troppo il ragionamento, ma scelgano di pancia che è sempre il secondo cervello, ma più emotivo che razionale.

Il marketing come scienza

Come ripeto ormai da anni, il marketing è quasi una scienza esatta e sa perfettamente cosa fare per convincere i consumatori agli acquisti o all’accettazione di contratti non sempre così chiari. Il marketing conosce esattamente il funzionamento del cervello dei consumatori e ha gli strumenti, sempre di più e più perfezionati, per conoscere scientificamente le risposte cognitive agli stimoli. Altrettanto non si può dire per i consumatori che, purtroppo, ancora non sono sufficientemente competenti (volendo qui trovi un articolo sul mio libro https://flaviaepsiche.it/2025/03/24/la-necessita-della-competenza/)

Dall’altra parte ci sono i consumatori:

Nel 2026 non cambierà nulla, anzi col passare degli anni il marketing si affinerà sempre di più. Devi proprio fare qualcosa tu se vuoi decidere con la tua testa cosa comperare e cosa non comperare.

Link

https://it.wikipedia.org/wiki/Consumismo

https://it.wikipedia.org/wiki/Branding_sensoriale