Quelle cose che nemmeno ci facciamo più caso;
Quelle cose che non valutiamo più;
Quelle cose che diamo per scontate.
Fossero proprio quelle, le più importanti?

Una certa dose di sicumera

La sicumera è quella boria, quella presunzione, quel modo di dare tutto per scontato. Per ovvio. Per certo.

E’ l’opposto dell’umiltà.

Che fastidio quando si incontra una persona che ha questo atteggiamento!

… Eppure, un pò, sotto sotto, senza nemmeno rendercene conto, la sicumera la ostentiamo praticamente tutti.

Quando?

Come?

Con le “cose” di tutti i giorni, quelle che diamo per scontate, ovvie. Quelle che crediamo che siano un nostro diritto e che non apprezziamo quasi più. Fanno parte di una routine, sono “comprese nel prezzo”, stanno lì ormai per definizione. Purtroppo, a volte e per alcuni, molte di queste cose diventano anche un metro con cui misurare il valore delle persone: chi le ha o ne ha di più è ok, chi non le ha “è sbagliato”. Perchè quelle cose per alcuni, più che avere un valore, attribuiscono un valore a chi le possiede.

Quali sono le “cose” di tutti i giorni?

Sono quelle comuni, per fortuna, nelle nostre vite. La casa. Il frigo e la dispensa pieni. Gli armadi stracolmi. Le librerie che non bastano mai. I farmaci. Le auto in garage. Il cellulare in tasca. E via di questo passo.

Ma, per fortuna, ci sono anche cose che non sono oggetti, tra “le cose di tutti i giorni” che diamo per certe: il lavoro, le vacanze, i divertimenti, la cultura, Internet. gli affetti, la famiglia, gli amici, i colleghi, i parenti, gli animali domestici. E con questa categoria però c’è da prestare molta attenzione, perchè non è sufficiente il denaro per averla e per mantenerla nel tempo!

Le “cose … ” sono quelle che:

  • Se si tratta proprio di cose, di oggetti – nemmeno controlliamo che siano ancora al loro posto – nemmeno verifichiamo che funzionino ancora. Sono cose, sono nostre, stanno da qualche parte per essere usate all’occorrenza
  • Se si tratta di eventi -nemmeno controlliamo che si verifichino. Non ci diamo da fare più di tanto. Con una certa dose di fatalismo pensiamo che se deve accadere, accadrà
  • Se si tratta di persone – nemmeno ci chiediamo se sono ancora disponibili. A volte pensiamo che siano sempre a disposizione, come fossero una appendice di noi stessi. E non ce ne prendiamo cura.

Le abbiamo talmente a portata di mano che ne:

  • sottovalutiamo il valore
  • sottostimiamo l’utilità

Forse ci potrebbe aiutare quanto ha detto Oscar Wilde:

La felicità non è avere quello che si desidera,

ma desiderare quello che si ha.

Al contrario, ci rendiamo immediatamente conto se ci manca qualcosa.

Ci attiviamo. Ci diamo da fare.

Per ottenere qualcosa che ci manca siamo disposti a progettare, muoverci, fare, organizzare.

E, prima o poi, di solito prima, ciò che abbiamo voluto e ottenuto diventa un’altra delle “cose di tutti i giorni” di cui ci dimentichiamo.

Quando si tratta davvero di oggetti, non ci chiediamo nemmeno se è davvero quello che vogliamo, che ci serve, che desideriamo. Tanto meno ci chiediamo se davvero ci serve. Se ci “conviene” averlo/acquistarlo o se sia maggiore il danno del beneficio.

Mi riferisco ai problemi ambientali che abbiamo causato con l’acumulo e la distruzione di prodotti e oggetti che ad un certo punto non ci interessano più e che buttiamo. Ma mi riferisco anche ai “bisogni indotti“, ossia a quei bisogni che non sono tanto reali quanto sociali … ad esempio quando decidiamo di  cambiare il cellulare perchè è uscito un nuovo modello.

Avere o essere

Ce lo ha spiegato Erich Fromm che ci sono due categorie attraverso le quali vengono distinti gli individui: coloro che vivono per avere e coloro che perseguono l’essere. Sono due modi diversi di vivere.

  • La modalità basata sull’avere appartiene a chi vede nel possesso il suo modo di relazionarsi col mondo e che aspira ad impadronirsi di ogni cosa e di ogni persona.
  • La modalità basata sull’essere appartiene chi non è materialista, ma fortemente interessato all’autenticità dell’animo umano, ai sentimenti e alle emozioni

A me piace tanto questo aforisma, realistico:

Tutta la nostra scontentezza per ciò che non abbiamo mi parve derivare dall’ingratitudine per ciò che abbiamo
(Daniel Defoe)